In vita mia non mi sono mai guardata indietro, faccio le mie scelte e vado avanti, se necessario o possibile correggo la rotta, ma mai mi sono fatta prendere da rimpianti, dai se e dai ma.
Otto anni fa, io e biru, abbiamo lasciato l’Italia per ripartire da zero in un paese nuovo, lingua nuova e soprattutto una prospettiva nuova. Ci siamo lasciati alle spalle tutti e due le ambizioni in campo professionale, non ci interessavano piú, quello che cercavamo era una vita serena e tranquilla, il lavoro serviva solo per vivere tranquilli, non ci saremmo ammazzati per fare soldi.
Non ci siamo mai fatti problemi, io per esempio ho lavorato in questi anni come lavapiatti, come fotografa, come disegnatrice, come responsabile di un’azienda pubblicitaria. Mi è capitato di essere sfruttata, come lavapiatti ho guadagnato meglio che come fotografa per esempio, mi è capitato di subire una sorta di razzismo a rovescio, sei italiana e ti credi meglio di altri, ma non mi sono creata troppi problemi, la mia vita era fuori dal lavoro e lo stesso per biru.
Come qualsiasi altra famiglia abbiamo avuto alti e bassi, ma non ci siamo mai sentiti infelici, ci siamo sempre ritagliati i nostri momenti di “lati positivi”, d’altra parte non siamo persone che stanno a piangersi addosso se non hanno qualche migliaio di euro in tasca e la servitù in casa (ma, dio bono, possibile che al giorno d’oggi ci siano ancora persone che utilizzano quella parola???)
Ora ci troviamo esattamente nella posizione in cui non vorremmo esserci trovati, rinunciare a tutto per un progetto che si è rivelato una galera.
Sei mesi fa abbiamo creduto ad una coppia di “amici”, abbiamo creduto che forse era il momento di dare un’altra svolta alla nostra vita, avremmo sí rinunciato alla nostra libertá, ai nostri piccoli e grandi progetti, ma avremmo costruito qualcosa insieme a qualcuno con cui condividere una bella esperienza, sapevamo che ci aspettavano mesi di duro lavoro ma che avremmo messo in piedi molto piú che un ristorante.
Non era la prima volta che biru riceveva offerte per aprire un ristorante qui, e lo confesso, sono sempre stata io a bocciare le proposte, anche quando la crisi era ben lontana dalla Spagna e di soldi ne circolavano parecchi in questa zona, memore di esperienze passate con aziende, soci e società, ho sempre rifiutato di impegolarmi in un ristorante, prima di tutto perchè non è il mio lavoro e in secondo luogo perchè ho sempre pensato e continuo a pensare che per quanti soldi possa darti un lavoro non ti restituirà mai il tempo rubato alla tua libertá, alle tue passioni e a tutte quelle “cazzate non produttive” che rendono la vita degna di essere vissuta.
Tipico esempio di attività improduttiva di Mila&Biru … cazzeggiare in cucina con la macchina fotografica.
Questa volta era diverso, credevo davvero di aver trovato due amici con la A maiuscola, in particolare un’amica, pensavo davvero che fosse una persona speciale, biru ne era convinto quanto me. Con il passare del tempo abbiamo cominciato ad avere dei dubbi, ma ogni volta li giustificavamo con le “terribili esperienze” che avevano avuto prima di arrivare in Spagna. Ci siamo fidati al punto di mettere le firme anche per loro, di farci carico di tutte le responsabilità, di montare un ristorante da soli, di passare un inverno in mezzo alla polvere tra muratori, elettricisti, idraulici, problemi e soluzioni da cercare, e loro … sempre troppo stanchi per uscire di casa, o troppo malati per rischiare di prendere freddo o polvere, troppo presi dai loro gravissimi problemi (tipo cercare ormoni per i gatti, o dover sopravvivere senza servitù e segretari), troppo stressati per pensare ad altro che non fosse un gioco nuovo per il pc o come usare meglio la banda adsl, perchè lavorare è una cosa da poveri… e con l’adsl spagnola si medita meglio.*
Il resto è storia, a 15 giorni dall’apertura del ristorante cominciano a ricattarci, tanto ormai il grosso del lavoro è fatto, hanno avuto un cuoco professionista che non solo si è fatto carico dei progetti e della messa in opera ma li ha pure seguiti giorno per giorno senza pretendere né compensi né una valutazione degli stessi, hanno avuto un’altra imbecille che ha lasciato il suo lavoro (e in Spagna se dai le dimissioni non hai neanche diritto ad un indennizzo e la liquidazione non esiste) per seguire i lavori, la parte grafica, la parte contabile, la progettazione della sala e del bar e sempre senza nessuna garanzia.
E pensare che per la prima volta in vita mia ho messo su un piatto i miei sentimenti, pensando che dall’altra parte ci fosse la solita crisi di panico per motivi futili, ho pensato che fosse il caso di farle sapere che “... ti voglio bene, e succeda quel che succeda ti vorrò sempre bene“. Ecco, siccome il mio messaggio era stato inviato per mail lei per essere sicura che la sua posizione fosse ancora piú chiara della mia mi ha chiamato al telefono per dirmi che “mi dispiace ma io davanti ai soldi non guardo in faccia a nessuno“. E il giorno dopo quando ci siamo visti, mentre io e biru cercavamo di scaricare un camion di sedie e tavoli e loro stavano a guardare, si è pure stizzita perché avevo i maroni di traverso… giusto per capire l’importanza che poteva avere per lei la parola amicizia.
Credo di poter dire che questa è stata la piú grossa delusione della mia vita, che oltretutto ha avuto conseguenze pesanti: ci troviamo a lavorare come schiavi, senza garanzie, senza remunerazioni e sottoposti a ricatti e minacce (oltre gli insulti e le calunnie gratuite), con i debiti da pagare e devo ammettere che spesso alla mattina apro gli occhi e mi chiedo “ma chi cazzo me lo fa fare?“
Se ho perso fiducia nel prossimo? Assolutamente no, non sono le persone che mi deludono a cambiarmi, sono piuttosto quelle che mi sorprendono con gesti di fiducia e solidarietà inattesi a cambiarmi in meglio, quelli che ti regalano un sorriso perchè sí, quelli che ti danno una pacca sulla spalla e ti dicono se posso fare qualcosa … ne sono sempre stata convinta e continuo ad esserlo, il mondo è pieno di belle persone è solo che sono i coglioni a fare statistica.
*Ci sarebbero diversi episodi che riguardano soprattutto il monaco buddista, nonché principe consorte, che sarebbero degni di un copione per un film comico o tragicomico viste le conseguenze ….
Altro esempio di attività improduttiva della premiata ditta Mila&Biru: andarsene a zonzo in fuoristrada a scoprire miniere abbandonate
















































